Titoli di studio universitari ottenuti all'estero

I titoli di studio conseguiti all'estero possono essere riconosciuti in Italia secondo procedure stabilite dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Tenendo presente l'assioma che possono essere riconosciuti in Italia i titoli e i diplomi con lo stesso valore, cioè, con uguale percorso temporale e uguali crediti.

Per l'oggettivo riconoscimento del proprio curriculum studiorum ai fini del conseguimento di analogo titolo accademico italiano, può essere avanzata richiesta in una università di propia scelta.
L'Italia nel suo operare per l'integrazione europea (anche verso quei Paesi che non fanno parte della UE - Unione europea), per quel che concerne il reciproco riconoscimento dei percorsi di studio, ha operato a livello di conferenze fra stati, stabilendo regole e classificazioni per una convergenza dei sistemi universitari statali o legalmente riconosciuti.
Il 2010 è stato l'anno dell'organizzazione dei vari sistemi di istruzione superiore e delle relative istutuzioni, affinché le stesse, che attualmente rilasciano diplomi e lauree, siano sistemate in maniera tale da garantire una serie di punti fermi sulla struttura del percorso didattico e dei contenuti, questo sempre a prescindere dalla lingua in cui il percorso formativo è avvenuto.

Uno dei punti qualificanti è stato il Diploma Supplement (Le Università, a partire dall’anno 2005 rilasciano, in edizione bilingue, il certificato “supplemento al diploma” di cui all’art. 11, comma 8, del D.M. 3 novembre 1999, n. 509 in conformità al modello allegato al presente decreto del quale fa parte integrante, fatte salve le integrazioni deliberate dai competenti organi accademici), allegato al diploma che permette di ricostruire in forma integrata informazioni sostanziali e dettagliate sul percorso didattico che ha portato al certificato di conclusione di ciclo di studio.

Allo scopo sono stati stabiliti alcuni punti fermi:

  • la trasparenza e leggibilità dei percorsi formativi e dei titoli di studio;
  • la possibilità concreta per studenti e laureati di proseguire agevolmente gli studi o trovare un'occupazione in un altro paese europeo, con il riconoscimento automatico dei percorsi formativi e delle abilità acquisite e certificate;
  • una maggiore capacità di attrazione dell'istruzione superiore europea nei confronti di cittadini di paesi extra-europei, che confidando in una più chiara definizione dei conteunuti dei diplomi, rilasciati dopo un regolare percorso di studio;
  • aumentare l'offerta di un'ampia base di conoscenze di alta qualità per assicurare lo sviluppo economico e sociale dell'Europa.
  • Il confronto riconducibile al "Processo di Bologna" fatto dalle varie delegazioni, ha portato a proporre e predisporre gli strumenti necessari per mettere gli Stati partecipanti e i loro governi, nella condizione di fare delle scelte che pur esenti da vincolo, sono pur sempre tracce di condotta e normative generali a cui attenersi per successive tappe di integrazione.

    Dalle discussione sono emersi diversi aspetti o principi di uno stesso problema, fra i quali menzioniamo:
  • la libertà per le comunità accademiche di aderire liberamente alle direttive e ai principi concordati e di adeguarli alle prospettive di sviluppo strutturale dei rispettivi paesi;
  • perseguire il mantenimento della diversità, all'interno di una cornice comune di percorso formativo;
  • impegnarsi a porre i presupposti per integrare i sistemi di istruzione diversi in un sistema omogeneo di formazione europeo;

Allo stato attuale dei lavori si deve auspicare una modifica delle modalità di studio degli avanzamenti e delle modalità di collaborazione.
Dunque si propone che da parte degli stati nella figura del loro Ministro dell'Istruzione ci sia una moltiplicazione delle riunioni preparatorie (due all'anno), per dare la possibilità alle commissioni di studio di formulare proposte di carattere organizzativo atte a stabilire quali saranno le priorità per il biennio successivo.

Dopo il primo incontro della Dichiarazione di Bologna (1999), i Ministri si sono riuniti a Praga nel 2001, a Berlino nel 2003, a Bergen nel 2005, a Londra nel 2007 e a Lovanio nel 2009.
Il prossimo incontro si terrà a Bucarest nel 2012.

I 46 Paesi del Processo di Bologna sono:
Albania, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bosnia e Herzegovina, Bulgaria, Città del Vaticano, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica ex-Yugoslava di Macedonia,Repubblica Slovacca, Romania, Russia, Serbia e Montenegro, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria.